Guide Piemonte

Gran Paradiso, Valli Orco e Soana.


Il Gran Paradiso (Foto Piemonte Parchi)
L’altra faccia del Gran Paradiso. Il massiccio facente parte delle Alpi Graie, spesso viene individuato come una montagna valdostana. In effetti il suo lato sud è tutto in territorio piemontese e le Valli Orco e Soana ne rappresentano  i confini e ne costituiscono i naturali punti di accesso. Gran parte della fama del massiccio la si deve al Parco Nazionale che è stato il primo parco istituito in Italia nel 1922. A cavallo tra Piemonte e Valle d'Aosta, si estende su circa 70.286 ettari nelle Alpi Graie, ne tutela il territorio composto inoltre dalle  valli di  Cogne, Savarenche e  Rhemes.
Per gli alpinisti oltre naturalmente alla vetta del Gran Paradiso che si eleva per 4061 m, spiccano anche le cime della Grivola 3969 m, dell’ Herbetet 3778 m, della Torre del Gran San Pietro 3692 m, della  Punta Lavina 3308 m e del Ciarforon 3642 m.
Sul versante piemontese il massiccio è generalmente costituito da selvaggi valloni che presentano  pareti solari di gneiss alla cui base sono presenti ghiacciai di piccole dimensioni.

Su queste pareti, su alcune cime poco famose e a volte su strutture rocciose a se stanti, poste nei fondovalle, nel recente passato sono state scritte importanti pagine di alpinismo. Un alpinismo di ricerca e di rottura che verso l’inizio degli anni 70 del secolo scorso, grazie al movimento del “nuovo mattino”, ci ha consegnato splendide linee di arrampicata su roccia unica. E’ così che vennero alla luce le strutture rocciose del Caporal, del Sergent,  della torre di Aimonin e, più in alto, nelle vallate laterali, furono individuate e salite tra le altre  il Becco Meridionale della Tribolazione, il Becco di Val Soera, i contrafforti sud della vetta del Gran Paradiso.

 Nelle Valli Orco e Soana, più in alto, verso le testate i pendii scoscesi e le pareti  lasciano il posto  ad ampie conche e dolci pendii che bene si adattano alla pratica del trekking e dello sci alpinismo, riservando splendidi scorci verso le vicine vette. Va inoltre segnalata la presenza di una fitta rete di sentieri di caccia tracciata negli anni della monarchia sabauda che consente di percorrere agevolmente ogni meandro delle vallate.